2. IDENTITÀ: VALORIZZAZIONE DELLA LEGGIBILITÀ

2.2 LEGGIBILITÀ NEL LIMITE DELLE CITTÀ



La leggibilitá del tratturo per ció che riguarda l’ambito periurbano, è complessa quanto il processo di lettura nella cittá contemporanea e consolidata. Il tratturo ritorna qui a reintegrarsi nel paesaggio agreste e ad essere occupato nell’area di sedime da tralicci dell’energia elettrica, cancelli che suddividono le proprietá private degli abitanti di queste cittá giardino che in un certo senso cercano di recidere la loro relazione con la campagna.

 

Il paesaggio nel limite è l’aspetto fisiognomico del territorio. Qui si mescolano muretti a secco e complessi industriali con edifici residenziali e villette; il tratturo assume giá un’immagine variopinta  che si puó rileggere anche come elemento dinamico e visualizzare chiaramente la complessitá del paesaggio che viene definito come periurbano.

 

L’ambito periurbano dei tratturi come il Barletta-Grumo è distinto dal Canosa-Ruvo e dalla via Traiana proprio dal differente livello di antropizzazione. Nel primo caso la presenza di edifici rurali e residenziali ha occupato il territorio senza mai saturarlo, lasciando ben visibili masserie, poste e caselle. Nel Canosa-Ruvo invece le tipologie originarie rurali si confondono con l’alta densitá di casette unifamiliari oltre ai fabbricati per attivitá agricole o industriali come cantine, frantoi, fattorie.

Luno il tratturello della via traiana sono visibili i pozzi e le pescare dell’acqua necessaria ad irrigare gli uliveti, la maggior parte dei quali hanno un allineamento a sesti a dare continuitá visiva alla larghezza del tratturello.

 

Il Barletta Grumo si presenta perció caratterizzato dalla ripetizione di tipologie molto particolari come le caselle coniche (trulli per ricovero attrezzi agricoli) realizzate con un’opera muraria a secco riportata fin sopra il vertice e  ricoperte da un impasto di terra e sabbia, o masserie-torre con garitte agettanti o anche dalle cave tufacee che ne hanno sempre caratterizzato il paesaggio, dominato questo soprattutto dalla pietra.

 

Ancora una volta l’elemento lapideo è fondamentale: a volte eliminato sistematicamentenelle terre coltivabili, altre utilizzato per la costruzione dei fabbricati rurali, è sempre una costante, anche lungo i tratturelli o bracci come il Canosa Monte Carafa che poi raggiunge Minervino, oppure il Melfi Castelaneta.  Qui la presenza di elementi come gli iazzi gli scariazzi dalle forme piú organiche e inconsuete, disegnando figure geometriche circolari o rettangolari nel paesaggio, rendono piú leggibili i tratti dove il tratturo è un organismo in letargo, sempre legato all’economia agro-pastorale.

 

Proprio nell’area di Spinazzola la provincia di Barletta Andria Trani si sta relizzando un progetto pilota per rivalorizzare il passaggio vicino il passaggio di un cavidotto per impianti fotovoltaici lungo un tratto del regio tratturo presso  SP 9 dell’agro di Spinazzola.  Avendo la Regione dato giá giudizi favorevoli attraverso la Soprintendenza per la tutela dei beni archeologici per interventi di  questo tipo , in quanto “il collegamento entro terra di reti infrastrutturali con il ripristino dello stato dei luoghi e senza opere edilizie fuori terra è da considerarsi un intervento esentato dalla Autorizzazione Paesaggistica”, il progetto puó quindi essere ripreso in altre situazioni nel caso di riuso di fondi per l’attraversamento di cavidotti come per il fotovoltaico o l’eolico.

 

Data la complessità dei fattori che hanno modellato fin’ora il paesaggio, si presume che per ogni intervento progettuale sia indispensabile la conoscenza accurata e specifica, che richiede il contributo di tanti fattori di studio e valutazione, in quanto una visione parziale anche se corretta lo sarà ma solo in parte;  occorre quindi valutare tutti i diversi punti di vista.

 

L’alta probabilità di aver tralasciato delle valutazioni su fattori di rischio, di debolezza economica o politica del progetto porterebbe al fallimento giá in partenza molti progetti; le professionalitá necessarie per realizzare l’intervento oltre agli architetti  sono i paesaggisti, gli ingegneri, gli agronomi, i geologi, i biologi, i sociologi e gli archeologi.

 

Secondo le linee guida del Consiglio Europeo occorre quindi facilitare la conservazione dei beni (relazione del Consiglio Europeo,1985) oltre a proteggere il paesaggio rurale (Carta di Venezia, 1964), tutelando il patrimonio degli aggregati rurali (Carta di Budapest, 1977) attraverso la pratica delle V.A.S. (Valorizzazione Ambientale Strategica).

 

Obiettivo di tali azioni è proprio quello di tutelare - come il Piano Comunale dei Tratturi - e di facilitare la conservazione integrata dei beni, mantenendo inalterati i caratteri locali anche attraverso un rapporto creativo con gli edifici rurali tradizionali.

 

Questa valutazione consente finalmente di iniziare un processo di rivalorizzazione del tratturo come patrimonio culturale nella provincia, in prospettiva di uno sviluppo sostenibile coerente; questo implica automaticamente che nelle aree della cittá storica, lá dove la leggibilitá è ormai praticamente inesistente, non si opererá con gli stessi criteri che nel limite della cittá. Rivalorizzando i tratti occupati dai quartieri di villette unifamiliari dell’ambito periurbano andriese e barlettano, zone pressoché prive di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, si noterá come i nuclei insediativi convergano proprio attraverso i tratturi Barletta Grumo ed il Canosa Ruvo sulle cittá costituendo, de facto, piccoli aggregati extraurbani.

 

Le cittá giardino inglesi immaginate da Morris e Kropotkin nel XIX secolo se non sono l’antitesi delle urbanizzazioni odierne, semi abusive e con tipologie “rustiche” contemporanee poco ci manca; ció non toglie che non sia possibile peró immaginare oggi lungo il tratturo una grande tabula rasa per consentirne la maggiore leggibilitá, e cercare di integrare anche le zone fuori controllo dalle amministrazioni locali con strumenti di pianificazione e difesa del territorio ( in questo è uno strumento fondamentale la fotografia satellitare ed il SIT, il sistema integrato territoriale di cui la Regione Puglia da un decennio dispone) in quanto le aree residuali della cittá, sono state storicamente potenziali aree di espansione e “sperimentazione”, in cui ciascun proprietario ha cercato la propria metafora per integrarsi autonomanente nell’ambiente.