2. IDENTITÀ: VALORIZZAZIONE DELLA LEGGIBILITÀ

2.1 LEGGIBILITÀ URBANA



La leggibilitá nel tratturo significava ristabilire le relazioni con il territorio urbano in primis. La leggibilitá nei percorsi lungo i tratturi è infatti costituita da un insieme di elementi che vengono lasciati e che via via assumono maggior rilevanza nel contesto urbano. Il tratturo che inizia il suo processo di urbanizzazione crea un ambito prettamente esclusivo d’intervento. Nelle cittá in cui le tracce del tratturo si perdono, il tratturo stesso offre i suoi suoli alla comunitá. Questo processo è stato in parte giá analizzato  dal documento programmatico del PPTR (Piano Paesaggistico del Territorio Regionale) redatto dall’Arch. Alberto Magnaghi, individuando i tratti dell’azione per una rilettura locale del tratturo urbano.

 

Una prima articolazione a piccola scala delle aree urbane della Regione dovrebbe consentire di elaborare una perimetrazione della città antica, della città moderna compatta (otto-novecentesca, fino agli anni ’40), della urbanizzazione contemporanea definendo di quest’ultima una classificazione morfotipologica. E’ chiaro che, se nelle due prime aree il piano paesaggistico interverrà con misure prevalenti di conservazione vincolistica e riqualificazione ...”.

 

Intesa come processo di integrazione dell’esistente, la “ricostruzione paesistico-ambientale”della periferia urbana non prevede progetti innovativi per valorizzare il tratturo in termini di mobilitá, ma solo in chiave vincolistica come lungo il tratturello via Traiana a Canosa, che attraversando una zona archeologica si evidenzia maggiori possibilitá di realizzare parzialmente espopri o comunque di vincolare particolari aree e monumenti. Se si procede nella lettura della relazione peró:

 

“...nelle diverse tipologie di espansione della urbanizzazione contemporanea, nelle quali si verificano le maggiori criticità paesistiche e ambientali (occlusione della percezione della città antica e moderna, decontestualizzazione delle tipologie edilizie e urbanistiche, spazi aperti interclusi, degrado dei paesaggi infrastrutturali, industriali, commerciali, residenziali, omologazione dei paesaggi delle periferie, ecc), gli interventi assumeranno un carattere più innovativo, integrando azioni sugli spazi aperti a carattere multisettoriale con azioni di riqualificazione e ricostruzione paesistico-ambientale degli spazi costruiti.”

 

Il progetto innovativo  quindi esisterebbe in episodi urbani come lungo il tratturo Barletta - Grumo, quando questo attraversa la cittá contemporanea - transurbana, dove lo spazio pubblico è residuale e non esistono (o non sono sufficienti) aree comuni e mobilitá pubblica, dove l’architettura non è cultura ma costruzione, con le soluzioni meno logiche e piú fini a sè stesse.

 

A questo fine l’uso dei Piani di Intervento di Recupero Territoriale (PIRT) è specifico per le periferie degradate e per contrastare l’edilizia abusiva(Art 7.08 delle NTA del PUTT/P); ma sebbene nel documento si privilegino “le demolizioni di opere dissonanti con il contesto paesistico ambientale di riferimento, costituenti a tutti gli effetti detrattori della qualità paesistico ambientale di ambiti territoriali sottoposti a tutela paesaggistica” - si dice anche che - “gli interventi demolitori dovranno essere accompagnati da azioni di “ricostruzione del paesaggio”, attraverso la ricomposizione o ricostruzione degli “elementi paesaggistici “strutturanti”, ovvero delle invarianti strutturali paesaggistiche.

 

Quindi mentre la cittá si evolve e chiede delle risposte urgenti ai propri problemi, la pianificazione cerca di eludere il problema dell’intervento puntuale perchè delega ai Comuni o alla Provincia le azioni di demolizione o di valutazione delle invaranti strutturali o di “programmazione negoziata” in riferimento alla possibile rivalorizzazione del tratturo. Il caso di Andria è emblematico; la cittá dall’elaborazione del piano tra1956 e1959 dell’arch. Lapadula, mai reso esecutivo, ha preferito cancellare il tratturo e costruire case popolari per gli abitanti dell’antico rione Grotte di Sant’Andrea, demolito per motivi di risanamento igienico funzionale. Trasferiti in Viale Virgilio, gli abitanti della zona circostante videro poi realizzati i Piani di Fabbricazione con cui si occuparono i terreni esistenti tra l’antico passaggio del tratturo ed il centro(16).

 

Partendo dagli anni 50, la cittá consolidata ha infatti utilizzato l’area di passaggio degli armenti come superficie di espansione per edilizia residenziale popolare come scelta strategica come per esempio proprio ad Andria, dove la cittá subendo lottizzazioni e parcellizazioni del proprio tessuto ha di fatto smembrato il tratturo. Questo non lascia dubbi sulla volontá di recidere con il passato evocato dalla pastorizia e dalla produzione casearia tradizionale, inaugurando la nuova destinazione d’uso (abitazioni per il proletariato o per il bracciantato ) come la piú adatta allo sviluppo dell’area stessa, ma senza valutarne le conseguenze.

 

Costruendo lungo il percorso del tratturo senza studiare l’impatto che avrebbe provocato l’aumento di densitá, le cittá hanno perso la prima occasione per essere piú sostenibili. Senza interrare ad esempio la linea ferroviaria che separa la cittá in due zone separate dai passaggi a livello o senza pianificare con attenzione il flusso di traffico nelle cittá attraversate, sia la via Traiana a Canosa che il Barletta Grumo ad Andria, le cittá rimangono grandi paesi privi di un sistema di trasporto efficiente.

 

In genere la bassa o media densitá abitativa consentirebbe al limite una leggibilitá parziale del tratturo che potrebbe essere incentivata anche dalla piantumazione di specie idonee, conseguente alla distinzione tra viabilitá primaria e secondaria, pedonale, ciclabile e ad aree protette per i bambini. La seconda opportunitá per lo sviluppo sostenibile sarebbe poi quella di incentivare nelle cittá attraversate dai tratturi le opere di urbanizzazione che maggiormente ne evidenzino la sezione; sarebbero a oltre gli assi viari (stile boulevard, di una certa ampiezza, fino 111 m ) anche gli stessi edifici lungo i lati a risentire della valorizzazione della viabilitá pubblica. In un altro paragrafo seguente del documento programmatico sul PPTR, si avverte dei limiti della pianificazione solamente teorica, e dell’importanza di strumenti come il regolamento edilizio di ogni cittá:

 

“..E’ importante che il Piano Paesaggistico determini fin da subito una presenza attiva, visibile sul territorio, superando la lontananza istituzionale, un poco minacciosa e burocratica, che caratterizza l’elaborazione tradizionale dei piani; facendo capire dal vivo, attivando il Forum sul paesaggio, con esperienze esemplificative, gli obiettivi e le metodologie de piano. A questo fine si possono indicare una serie di eventi che possono accompagnare l’elaborazione del piano stesso. Questi eventi devono ovviamente essere promossi in sede politica dall’Assessorato e dalla Giunta e devono essere dotati di risorse finanziarie per la loro attuazione, (...) favorendo (...) un regolamento edilizio esemplificato su una piccola città con l’introduzione di regole qualitative sui materiali da costruzione, le tipologie, l’ambiente, i colori, l’inserimento nel paesaggio urbano e rurale.”