1. LO STATO DI FATTO: L'IDENTITÀ DEL TRATTURO

1.2 VEGETAZIONE DENTRO IL TRATTURO



Gli spazi verdi dentro  il  tratturo sono il risultato di un processo che inizia dal passaggio di occupazione dei suoli tenuti a pascolo. Quando cessano di esistere il tratturo e la transumanza, visti come elementi non più attuali già dal XVIII sec.: dal XIX al XXI  sec. il tratturo scompare lentamente dagli atlanti geografici e comincia a confondersi col paesaggio circostante.


Lá dove al suo interno il terreno non spietrato era unicamente utilizzato a pascolo, con pene di esproprio qualora i regi compassatori
avvisassero uno sconfinamento, molto frequente all’epoca dei compassatori, inizia lo spietramento e nella realizzazione di impanti di colture come oliveti, vigneti, mandorleti separati con siepi di pietra lateralmente, se non dentro, al tratturo.

 

Nel XVIII secolo la transumanza viene descritta come  “la più strana e bizarra istituzione che immaginar si possa in una nazione” come sistema arcaico che impediva la piantagione di  specie arboree, e poneva limiti notevoli alla creazione di vita organizzata nelle campagne. Di fatto, lo stesso sistema ha contribuito alla desertificazione e all’inaridimento di vastissime aree del Tavoliere di Puglia, compresa la fascia premurgiana di Castel del Monte .

 

Il tratturo, conteso tra illuminismo e arcaismo,  in un’ epoca in cui si decidono le sorti degli imperi e degli imperatori, la fine del tratturo, la sua tormentata agonia, pare essere conclamata anche dalla chiesa nella persona dell’abate Galiani, il quale dice che “preferirsi
le terre inculte alle culte, l’alimento delle bestie ll’uomo, la vita errante alla fissa, le pagliaie alle case, le iniurie delle stagioni
al coperto delle stalle, e tenersi infine un genere d’industria campestre che non ha esempio simile in europa ma ne ha solo nella deserta Tartaria
”(8).

 

L’equilibrio con il quale per secoli avevano convissuto agricoltura e pastorizia si spezza improvvisamente, dando luogo ad una parcellizzazione senza precedenti ed una serie di vie per collegare i vari ampezzamenti di terreno. In pratica, con spazi di verde agricolo e rurale che a tratti cambia di tipo di coltivo ed a tratti scompare, per lasciar spazio a zone a pascolo non dissodate o occupate da edifici, abbiamo una grande varietà di casi di verde nel tratturo che potremmo così elencare: Frutteti, Macchia Mediterranea, Orto Vivaio, Seminativo, Uliveti e Vigneti

 

Dalla cartografia e dai dati elaborati possiamo estrarre diverse conclusioni in relazione alla configurazione del tratturo per tutto ció che riguarda le colture che si svilupparono al suo interno.

 

Secondo la sua superficie si stabilisce la seguente classificazione riguardo alla somma totale delle coltivazioni presenti nel tratturo:

 

62,30 %     Seminativo
22,00 %     Uliveti
11,75 %     Vigneti
3,15 %     Frutteti
0,25 %      Macchia Mediterranea
0,55 %     Orto e Vivaio

 

La piú difusa tra le colture è il seminativo. Questo é dovuto alla sua maggiore adattabilitá alle diverse altezze rispetto il livello del mare, perció si trova puntualmente nei tratturi pú vicini al livello del mare come il Barletta-Grumo( da + 4,2 m a +224,5 m s.l.m. ), e nel Canosa-Montecarafa ( da +58,6 m a +352,00 m s.l.m.). Arrivano a rappresentare invece il 100% delle coltivazioni impiantate sul tratturo Melfi-Castellaneta (da  +407,00 m a +456,00 m) nel suo attraversamento della provincia di Barletta-Andria-Trani,  dovuto al fatto delle elevate quote d’altezza e le caratteristiche climatiche del Parco dell’Alta Murgia che rendono difficili la coltivazione della vite e dell’ulivo.

 

(8) G. Palmieri, 1789; da Selano, G., I Regi Tratturi e le poste della Locazione d’Andria: una storia del paesaggio agrario di Andria, Grafiche Guglielmi, 2002, Andria